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Storia

Monte Solare è la più alta delle colline che coronano a Sud le rive del Lago Trasimeno.
Certamente, l’importanza del Monte Solare è da riferirsi non tanto alla sua entità geografica quanto, invece, alla sua secolare tradizione.
Il toponimo Monte Solare deriva, infatti, dalla consacrazione del monte al Sole, anzi alla divinità solare, il Dio Sole, il Sol Invictus.

Nella metà degli scorsi anni 90, anche a seguito di una campagna diretta dall’Archeologa Maria Cristina De Angelis, fu definitivamente accertata una importante presenza antropica sul monte risalente almeno al XII secolo a.C. : in particolare sulla sommità del monte risultano visibili resti di mura e strutture facenti parte di un’area utilizzata per scopi cultuali e religiosi.
In epoca etrusca sulla sommità del monte fu collocato intorno all’ VIII secolo a.C. un obelisco di pietra serena con un imponente pinnacolo metallico : l’obelisco aveva la funzione di un vero e proprio calendario solare con iscrizioni e rilievi su ognuno dei quattro lati corrispondenti ai quattro punti cardinali.

L’obelisco fu ritrovato nel 1642 dopo essere stato occultato per oltre 20 secoli in un monastero di una vicina città: qui è tuttora visibile la parte lapidea, mentre i resti del pinnacolo metallico si trovano nel Museo della Civiltà Etrusca a Roma.

La posizione dell’obelisco, visibile in una vastissima area del contado, corrispondeva alla sommità di una triade disposta sull’asse Nord-Sud ove si rinvengono a Nord il colle di Montalera, dominato dall’omonimo castello, toponimo riferito alla divinità greca Era, ovvero a Giunone, ed a Sud il colle di Mongiovino, ovvero Mons Iovis, ovvero il monte consacrato a Giove, alla divinità greca Zeus.
In epoca romana vi fu il consolidalmente della attribuzione ai luoghi di nomi mutuati dal Panteon greco-romano.
Ed, infatti, anche la valle prospiciente il Monte a Sud ricevette il nome di Muserale: si rinnovava così il mito di Apollo, dio del Sole presso la tarda antichità greca, che discendendo dal Monte si ritrovava nella valle attorniato dalle nove dee figlie di Zeus e di Mnemosine, a sua volta figlia di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terra), nota anche come Armonia. Nella valle Apollo era allietato dalle fini arti delle Muse presso una fresca sorgente.
Al temine della valle di Muserale i ritrovamenti, nel sito del rinascimentale Santuario di Santa Maria di Mongiovino, risalenti all’epoca pagana e paleocristiana confermano l’indiscussa importanza delle positive energie spirituali di questo luogo e del suo circondario.
La Villa di Monte Solare, situata a mezza costa del monte ad un altezza di metri 406 s.l.m., ha un nucleo originario risalente alla fine del ‘400.
La cappella gentilizia, dedicata a Santa Lucia, presente nei giardini della Villa, fu edificata alla fine del ‘500 ed è descritta in alcune Cronache della Città di Perugia nella prima decade del ‘600. Anche la maggior parte dei cascinali presenti nella proprietà risalgono alla prima metà del ‘600: da alcune mappe coeve custodite nell’Archivio Vescovile di Perugia si ricavano tutti i toponimi descritti e, soprattutto, quelle di “Monte Solaro”.
Dal 1730 in poi completa è la notizia storica sulle vicende della Villa di Monte Solare ed in particolare completa è la successione dei proprietari della Villa medesima a partire da Don Lorenzo Cagnoni fino agli attuali proprietari, Filippo e Rosemarie Iannarone.

La Villa in questi ultimi tre secoli fu non solo la residenza delle nobili famiglie susseguitesi, ma anche il centro amministrativo e direzionale di una importante attività agricola.
La Villa di Monte Solare passò nel 1857 dai tenimenti dei Conti Mancini di Panicale a quelli dei Conti Antonini di Sellano, e, successivamente a causa di dissesti finanziari di questo ultimo casato, ai Giommaroni Cherubini, originari del Marscianese, che ne rimasero proprietari per circa un secolo fino quasi al finire del XX secolo, allorquando si estinsero.
La Villa presenta una tipica architettura settecentesca, così come pure la vicina coeva Limonaia ed anche la ripartizione dei giardini: il giardino formale, il giardino segreto ed i giardini di caccia. In questa ultima area del giardino, oltre ad importanti presenze botaniche, si trova un roccolo o ragnaia di particolare pregio.La presenza secolare dei Giommaroni Cherubini svolse un ruolo particolarmente importante nel riordino colturale della grande azienda agricola con importanti lavori di bonifica idraulica, l’introduzione della coltivazione estensiva della vite e la piantagione di grande quantità di gelsi, utili con i frutti ed il fogliame al mantenimento di un fiorente allevamento di bachi da seta.
In ultimo è opportuno ricordare che tali innovazioni in agricoltura avvennero mantenendo intatta la grandissima estensione coltivata di olivi plurisecolari, oggi sottoposti a speciale tutela ed inseriti nel censimento degli uliveti storici dell’Umbria..
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